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Fiorire

Tette sinuose che ho in mente sperimentate e spiritose come pregiati liutai

che si aggregano
regalandomi i soliti sberleffi
Luminano
poi fanno assaporare
Indecenze
quanto andare a lavorare
ammirando di nascosto i loro divertimenti
proferarli nell’estasi embrionale
che magari risultino solo supposti
o lividi linciati settati come afrodisiache e sperimentali
dai più descritti

semplici
profuse

mai ridicole

verità
nonché frequentazioni frettolose
loft arredati che si presentino
lussuosamente spartani
amebi di sostanza
e non è tutto
quanto sia inverosimile e acceso
quanto un galantuomo
possa silverizzare
moda di vivere accademica
posture rivolte agli scribi
nell’ultima notte ho deierato come prescindere

farne parte ma testante

sostegno
ivi frettare.
Ivi in porto
magnificamente
stivare.
Fiorire
come ritmi

appena nati

Fiorire

come gatti
accarezzati




MAURIZIO MASIERO

ARTXENIA MIRROR

Al fine di migliorare la fruibilità del blog, ARTXENIA verra’ proposto anche su
 

http://www.artxenia.blogspot.com 

 

Parteciperò

Parteciperò.

Nascosto da un decennio
rivoglio il mio mondo di parole,
nei meandri umidi di troppa solitudine
potrebbe anche sbocciare un fiore,
ma subito appassirrebbe,
soffocato dal rombo di un silenzio,
assolo per urla a bocca chiusa.
Senza vedere attraverso ad un solo orizzonte,
rivoglio il mio mondo di luce,
disperso tra arcobaleni di buio,
che i soli pensieri senza forma e senza sfogo,
proiettano sul muro dell’indifferenza.
Rivoglio il mio mondo di suoni,
dopo i ritmi sordi di tromboni senza ritegno,
delle cornamuse della sera,
nel pasticcio di melanzane di mille proclami televisivi.
Nella sera della ragione ascolto i gemiti di passati rancori.
Senza se e senza ma
rivoglio completarmi nel senso dei sensi,
come una mano di bimbo colorata,
disegnare ghirigori su di una tela immacolata.
Arcobaleni di sensazioni dal tavolino di un caffè,
intorno bianca pietra d’Istria del mare il riverbero diffondere,
sotto lo sguardo complice
di Micheze e Jackeze.

Maurizio Clicech

VORTICI


Vortici.

Vortici di parole
come turbini di pensieri,
impregnati di vento
fuggono centrifughi
a questo mondo presente,
a questa brama di occupare
ogni umano empireo
col nulla sofferto,
ad Arroganza offerto.
Vortici di pensieri
come turbini di ricordi,
effimeri si disperdono
nelle ampie anse del tempo.
Ovunque impera monetaria ignoranza,
nel senso del dovuto prezzo
cui nulla è affrancato.
Etichette.
Uomini come merci da piazzare,
storie piegate
da decisioni di imbiacati saccenti.
Assurde.
Realtà del pensare positivo,
per nascondere il senso vero
del nostro ancora umano percorso,
verso che meta non indicare.
Guidare masse inutili
di schiavi nuovi del sistema
pronti anche il proprio respiro a pagare
privatizzato in nome di un progresso,
che senso non ha,
se non nel sommare averi su averi
comminando in basso altri nuovi doveri,
ma senza pensieri, sorridendo al sole che nasce
al cielo al tramonto
alle bocche cucite
ai pensieri legati
dai lacci del settario volere,
senza fede e senza colore,
solo per avere,
potere.

Maurizio Clicech

Luna moderna dell’attesa.


Ho fotografato la luna

ho ululato alla luna
ho baciato abbracciato alla luce della luna
ho ascoltato la voce della luna
adesso guardo il cielo e aspetto….

aspetto te, luna, segno di donna
di questa notte signora…
.
.
.
Maurizio Clicech

Adesso Verde.


Di caldo e mosche un’immagine,
luglio altrove.
Tra ricche natiche equestri una coda di crine
ritmicamente,
scacciare.
La volpe nella sua tana sicura.
La volpe al di là del fossato
frusciante
di rinfrescante acqua piovana,
scrosciante.
Campagna verde come i piselli surgelati verdi oltre.
Campagna inglese.
I bianchi destrieri signore e signori portare.
Sembrano i cavalli intenti a parlare,
gli uomini a nitrire.
E’ solo un quadro,
fortunatamente non si vedono ancora i cani,
ma il gentiluomo intento a starnazzare una cornetta al cielo,
ha una faccia da bracco,
quell’altro vicino su di un nero destriero,
il lungo mento come il naso di un levriero.
Volle l’artista vendicarsi o chissà,
ma cotale nobiltà
appare deforme e grottesca,
l’unica seria, la lontana volpe
a riposar tra l’erba fresca.

Maurizio Clicech.

La Fine.

Sento il mio essere,
lontano, perduto forse,
nel “ non ho nulla da dire “,
ormai,
come in ogni mia ora,
posso solo subire,
volontà aliene ai miei giorni,
varcare le tenebrose soglie,
dei miei quotidiani inferi,
interferendo coi passi lenti,
che forzo per evitare
la corrente di tragici secondi,
uno sull’altro a seguire,
nel regolare scorrere del tempo.
Controcorrente,
movimento rattrappante,
cronografo dalle troppe complicazioni,
inceppo pensieri in ruote dentate,
scappamenti di sapere.
Altrove,
pensieri di neve alterati decidono,
in forse la logica,
lasciata saggezza nei polverosi scaffali,
di abbandonati scritti
di polvere e fatica avvinti.
Non ho più nulla da dire,
come in ogni mia quotidiana tenebra,
non posso far altro che subire.
Lampi di stelle,
il previsto futuro lasciare,
nei viandanti crocicchi senza luna,
le mie strade,
tutte le mie strade inesorabilmente incrociarsi,
all’infinito desco,
dell’economica supponenza.
Non sapendo,
che gli orchi adorano,
una cravatta di seta.
Maurizio Clicech


Come il tempo scorre nelle attese.

Certo di sapere,
di volere e ancora cercare,
certo di accarezzare del mio tempo le ali,
sfoglio immagini,
dei ricordi i volti.
Echi di una storia ancora cronaca,
sofferenze ancora uguali e gioie,
e sentimenti, affetti,
nel tutto gridano,
voce dei miei girotondi sempre bambini,
gli occhi al cielo sognando il domani.
Volgo stigmate di azzurro verso l’abisso,
che ingoia quei volti e li trasforma in ricordi,
nel nero riflesso dei miei occhi,
in una pozza di vita innanzi ai nostri passi.
Girarsi grati dal nuovo percorso,
e salutare,
a chi gratitudine devo esprimere,
alle loro,
eterne,
memorie.



Maurizio Clicech

IL VIAGGIO DI MAURIZIO MASIERO

e ti piace partire
inizia così
quello che vuoi
dire
Spararsi viaggi in auto mentre la musica ti entra dentro
con il volante in mano e la follia nella mente
che radica ogni volere
che imprime solo realtà
Nascosto dalla sollecitudine del dover creare qualcosa di grandioso
benevolo
perfetto.
Invisibilmente terapeutico
La messa in opera è sostanziale
eccellente
Sono momenti
Solo momenti
PROGRESSIONI.
Sudori che suonano e avvolgimenti che liberano
dalla puzza a cui sei abituato
dal martirio cui sei proposto
legittime ed infinite materialità donateci per conto terzi
come esporre effimere novità di aspiranti liceali
che si impegnano
e ce la fanno.

Maurizio Masiero

ANCORA L’INQUIETO MASIERO, GRANDE!

GRADIREI

tutt’intorno mi arrotolano

mi mandano in confusione
dicendomi
che mi gradiscono

E’ così scoppia
il mio lamento
e così che lascio nascere
coi piedi rivolti, ignaro agli sberleffi
supponendo che sia in versi
la mia pervasione dell’inutile unione
che da sempre
cerco d’allietare.

Non cerco blasfemi
nè preservativi che ne parino le fuoriuscite
solo peccati
che non abbiano necessità
di confessione

IPERLOGICHE usate con setacci e passini.

Perchè mangiarsi le godurie?
Solo per un disturbo che altrui persone designano per legge?
Solo per te?

Gradirei una o due efferranti novità
Preferirei che la congestione avvenisse in tanti
Maledirei l’alba che non vedrei

ma devo partecipare
anche stanco, logoro e a pezzi

Maurizio Masiero